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Lambrusco: perché è tornato di moda e quali etichette provare adesso

Paolo Bergaminidi Paolo Bergamini· 23/08/2026 19:19
Lambrusco: perché è tornato di moda e quali etichette provare adesso

Il lambrusco è tornato. Non gradualmente, non come una tendenza passeggera da social media, ma con la solidità di chi conosce il proprio valore e sa di aver solo aspettato il momento giusto. Negli ultimi tre anni, dietro il bancone delle migliori enoteche e nei ristoranti che contano, ho visto questa trasformazione con i miei occhi. Il vino che i nostri nonni bevevano a colazione, che per decenni è stato sinonimo di "vino da massa", sta vivendo una rinascita autentica. E la cosa più interessante? Non è una riscoperta artificiale, ma il risultato naturale di una generazione di viticoltori che ha deciso di smettere di scusarsi.

Da vino da taverna a simbolo di qualità

Ricordo ancora la sera in cui un cliente di una trattoria dove lavoravo come sommelier mi disse: "Paolo, il lambrusco lo bevono solo gli operai e gli anziani". Era il 2008. Oggi quello stesso cliente ordina una bottiglia di Lambrusco di Sorbara con la stessa serietà con cui sceglie un Barbera. Cosa è cambiato? La risposta sta in tre fattori che chiunque voglia capire questo mercato deve conoscere.

Primo: i vignaioli dell'Emilia-Romagna hanno smesso di produrre vino per la quantità e hanno iniziato a cercare la qualità. Secondo: il Metodo Ancestrale, che caratterizza molti dei migliori lambruschi moderni, è stato rivalutato dagli esperti internazionali. Terzo: i millennial e la Gen Z non hanno preconcetti su questo vino come la generazione precedente. Per loro, il lambrusco non è il vino "povero", è semplicemente un'opzione fresca, versatile e alcol-responsabile.

Mi è capitato di recente di far assaggiare a un sommelier di Londra tre lambruschi diversi senza dirgli di cosa si trattava. Ha detto: "Questi sono vini seri". Solo dopo ha scoperto che erano tutti della provincia di Modena. Quel momento ha racchiuso l'intera storia del comeback del lambrusco.

Le caratteristiche che lo rendono perfetto per il presente

Il lambrusco non è un vino complicato, e questa è una forza, non una debolezza. Ha un'alcolicità generalmente bassa (10-11,5%), è sapido, leggermente frizzante e ha quella qualità rara di stare bene sia da solo che con il cibo. In una società dove sempre più persone cercano piacere senza eccessi, questa combinazione è praticamente irresistibile.

La frizzantezza naturale, ottenuta spesso attraverso il Metodo Ancestrale, non è una forzatura commerciale. È il risultato di una fermentazione parziale contenuta volontariamente: il vignaiolo decide quanto zucchero lasciare nel vino e, di conseguenza, quanta CO2 si svilupperà. Non è surrogato, è controllo consapevole del prodotto.

Un errore che vedo fare spesso dagli appassionati alle prime armi: confondono il lambrusco frizzante con il vino gassato artificialmente. Il lambrusco vero non è una bevanda, è comunque vino, con la sua struttura, la sua acidità, i suoi tannini lievi ma presenti. Serve degustarlo come si degusta qualsiasi altro vino.

Quali etichette provare adesso

Se mi chiedessero quali bottiglie ordinare oggi, sceglierei in base a tre categorie di gusto. Chi vuole scoprire il lambrusco per la prima volta dovrebbe iniziare con un Lambrusco di Reggio Emilia da un piccolo produttore: è più delicato, con quella sapidità che ricorda i terreni calcarei del luogo. Ho visto troppi neofiti scoraggiarsi perché hanno assaggiato un lambrusco troppo strutturato come primo contatto.

Chi invece è già appassionato e vuole andare oltre dovrebbe cercare il Lambrusco di Sorbara. È il più elegante, il più "da condividere a tavola", quello che stappa conversazioni. Peccato che molti buoni Sorbara rimangono confinati in Emilia-Romagna per questioni di distribuzione: un lettore mi ha chiesto di recente dove trovarli, e ho dovuto consigliare di contattare direttamente il produttore o alcuni e-commerce specializzati.

La terza categoria è il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro: il più corposo, il più rosso, il più "vino" tra i lambruschi. È quello che funziona meglio con piatti importanti, con salumi invecchiati, con formaggi caratteristici. È il lambrusco che conquista chi ancora non crede che il lambrusco possa essere serio.

Tra le etichette che bevo con frequenza: Cleto Chiarli, storico, affidabile, presente da generazioni. Medici Ermete, perfetto per capire la versatilità del genere. Paltrinieri, che produce tutte le varianti e permette confronti diretti. Cavicchioli, elegante e sempre ben fatto. Emilio Gali, per chi vuole scoprire lambruschi meno commerciali ma altrettanto validi.

Come servirlo e abbinarlo

Servire il lambrusco a temperature troppo basse è il classico errore. Non è birra. Va servito tra i 12 e i 14 gradi, non ice-cold. A quelle temperature sentirete i veri aromi: fragola, ciliegia, a volte una nota speziata. Il freddo eccessivo appiattisce tutto.

A tavola, il lambrusco vince con i piatti che hanno una certa grassezza: tortellini ricchi, crescentina fritta, mortadella, parmigiano. La sua acidità e la frizzantezza tagliano i grassi. Ma funziona anche con pesce bianco, con piatti leggeri, persino con dolci non zuccherosi. È un vino da situazione, non da copione fisso.

Chi si avvicina al lambrusco oggi scopre che non è il vino di una moda passeggera. È il vino di una consapevolezza: che il piacere non ha bisogno di etichette prestigiose, che la qualità può essere informale, che la tradizione non è un limite ma una fondazione solida su cui costruire il presente.

L'ho assaggiato in decine di vendemmie diverse, ho bevuto il lambrusco delle migliori annate e delle peggiori, ho visto come i vignaioli lo raccontano con fierezza nuova. Adesso tocca a chi legge: buttatevi. Ordinate una bottiglia, sedetevi, non pensate al passato di questo vino, pensate solo al presente. Vi sorprenderà.

Paolo Bergamini
Paolo Bergamini

Dopo un decennio di lavoro come sommelier in trattorie piemontesi, si è dedicato a raccontare le emozioni che stanno dietro ogni calice. Ricorda ogni vendemmia vissuta, i volti dei vignaioli e le specialità con cui ha abbinato centinaia di etichette, portando sempre un racconto umano.